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Tutti contro i Food Influencer (?)

“La pubblicità è l'anima del commercio”

Breve premessa


In quanto agenzia di comunicazione per la ristorazione uno dei nostri obiettivi è quello di sviluppare strategie digitali che diano visibilità ai nostri clienti. Ci muoviamo principalmente su Instagram, Facebook e TikTok, e per sfruttare al meglio le potenzialità di queste piattaforme organizziamo anche attività di Influencer Marketing*.


*L'Influencer marketing è la capacità di "influenzare", di generare un passaparola strategico che incide in maniera significativa sulla visibilità di un brand.





La situazione


In questi giorni stiamo assistendo a un vero e proprio processo mediatico nei confronti dei food influencer, etichettati come parassiti, scrocconi, markettari, evasori e chi più ne ha più ne metta. Una guerra iniziata sui social e che si è diffusa velocemente su tutto il web e addirittura sui quotidiani. In questo articolo non faremo nomi, non vogliamo fare pubblicità a nessuno o alimentare altre critiche, cercheremo di spiegare i pro e i contro di un sistema che non è il male assoluto come stanno cercando di farvi credere, perché le markettate sono sempre esistite e non c’è niente di sbagliato, quello che si condanna è il modus operandi di ALCUNI di questi personaggi.


Ma chi sono e cosa fanno i food influencer? E perché stanno tanto antipatici ad alcune persone?

In effetti, diciamoci la verità, ci siamo stancati di sentire parlare di carbocrema, robe pistacchiose e locali "instagrammabili", soprattutto quando a farlo sono ragazzini con zero competenze nel settore gastronomico e ristorativo, che grazie ad una fanbase nutrita di follower (tutti veri??) influiscono pesantemente al successo del ristorante menzionato sui social. Esistono food blogger specializzati in cucina romana, in cucina vegan, in cucina gluten free, altri sono semplicemente foodpornari improvvisati.


Il foodpornaro

Opera senza un minimo di competenza, non solo per quanto riguarda il food, ma anche di marketing e pur di accaparrarsi due spicci è disposto a dire e a consigliare qualsiasi porcata, contribuendo al successo di format che per quanto ci riguarda non dovrebbero nemmeno esistere e che invece adesso hanno la fila fuori. I suoi video sono “sgravati”, trasudano colesterolo, ogni giorno scopre la Carbonara più bona de Roma, insomma è meno credibile di un politico qualsiasi.


Food influencer bravi

Come per qualsiasi settore esistono i peracottari ed esistono i professionisti. Ci è capitato di collaborare con food influencer molto preparati, in grado di creare contenuti interessanti e in linea ai valori del ristorante, e abbiamo ricevuto anche dei "no grazie" quando il ristorante non sposava i loro gusti. Dovrebbe essere normale, lo sappiamo, ma vi garantiamo che purtroppo non lo è. Il food influencer professionista si informa, studia il format, si confronta con il ristoratore ed esprime un’opinione sincera, perché è nel suo interesse non tradire la fiducia dei suoi fidati follower.


Come funziona?

Spesso i food influencer contattano direttamente i ristoratori, altre volte sono i ristoratori o le agenzie a contattarli. Una volta stabilite le modalità di collaborazione si presentano al locale e ordinano i piatti più “virali” e “#foodporn” e documentano il pranzo o la cena con storie e reel che una volta pubblicati possono raggiungere milioni di utenti e portare tanti nuovi clienti al ristorante.

Alcuni di questi profili operano gratuitamente, altri lo fanno in cambio di una cena offerta, altri invece chiedono una retribuzione che va da 50€ a 3000€ per qualche storia, un reel e un TikTok. E quando entra in gioco il denaro la situazione si complica e tutto diventa poco limpido e sincero (come quando una vegetariana accettò di promuovere una steakhouse).

Si procede con il pagamento, che ovviamente dovrebbe essere fiscalmente regolarizzato, ma ci è capitato troppe volte di sentire “Non ho partita iva e ho raggiunto il limite della ritenuta… Posso accettare solo cash… Senza fattura 150€…”


Cosa dice la legge?

Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il fine promozionale deve essere reso noto con l’inserimento di una serie di diciture che devono necessariamente essere presenti per non cadere in pubblicità occulta: “Advertising” o “adv” o “In collaborazione con (nome del ristorante)”, tutti preceduti dall’hashtag (#).

L’obbligo di inserire questi hashtag non è previsto solo per quegli Influencer legati all’azienda da un rapporto di natura commerciale, ma anche per quelli che ricevono gratuitamente un pranzo o una cena, dunque, se decidono di citarli nelle loro stories o nei loro post dovranno comunque segnalare la natura della collaborazione.


In conclusione

La responsabilità della diffusione di questo fenomeno non è soltanto dei food influencer, ma anche dei follower creduloni che non riescono a sviluppare un'opinione critica personale e dei ristoratori in cerca di scorciatoie per raggiungere la massa.

Ripetiamo ancora una volta che le markettate non sono assolutamente sbagliate o vietate, bisognerebbe però seguire due regole fondamentali: trasparenza e correttezza, indispensabili affinché possa formarsi un rapporto di fiducia serio e leale tra food influencer e utenti.

E ovviamente pagare le tasse quando si percepisce una retribuzione.


 

Consigli per il ristoratore: se hai bisogno di far conoscere il tuo ristorante a un target giovane e in poco tempo contatta un food influencer, ma assicurati che sappia fare il suo lavoro, guardati i video realizzati per gli altri clienti, dai un’occhiata alle visualizzazioni e ai like e ai commenti che riceve.


Consigli per i follower: prima di provare un ristorante solo perché ti è comparso nei per te informati, leggi le ultime recensioni negative, cerca il menù e sforzati di capire se quello che hai sentito è sincero o se si tratta di una markettata ingannevole.


Consigli per i food influencer: state tranquilli, si è alzato un polverone che non vi travolgerà tutti, ma da questo momento avete gli occhi puntati 24 ore su 24, ricordatevi di essere sempre sinceri e onesti. Molti dei ristoratori che avete fatto arricchire non se lo meritavano, adesso basta.


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